Il diavolo non solo veste Prada ma canta anche al Festival di Sanremo 2020

Aggiornato il: feb 17

Presentato venendo fuori dal nulla, nel mese di gennaio durante una puntata dei soliti ignoti condotto da Amadeus direttore artistico della gara canora, come un fenomeno che in 3 anni ha raggiunto 100 milioni di streaming, ma di fatto sconosciuto al pubblico e alla critica come accade ad artisti veri, messi alla prova e passando da concerti e performance degni per essere riconosciuti come artisti musicali, il ragazzo romano con meno di 400mila follower su Instagram a differenza dei milioni che normalmente hanno i suoi colleghi, ma non è nulla questo, rispetto a ciò che segue. Attraverso il web è seguito da un pubblico di adolescenti e preadolescenti, ma il pubblico adulto seppur giovane non sa chi sia, Angelo Signore in arte Junior Cally attraverso i suoi brani inneggia allo stupro, al femminicidio, a non guardare con rispetto la polizia anzi, ad andare contro etica e regole di quella che dovrebbe essere una vita normale nella sua bellezza. I suoi must sono violenza, stupri, assassinii, contestazione di qualsiasi regola di vita sana senza possibilità di ripensare se tutto questo sia giusto o sbagliato. E così, in una società che sta cercando di reintrodurre attraverso le Istituzioni la materia di insegnamento dell'Educazione civica, che sta gestendo spesso da impreparata le trappole della rete, le mode lesive che viaggiano ed entrano attraverso filmati, post, foto, e musica appunto, arriva anche Junior Cally, che riesce ad avere visibilità attraverso i canali della televisione di Stato su un palco la cui visibilità è più che nazionale e per 5 giorni è in radio e tv, su telegiornali, web e carta stampata. Nei suoi testi la donna è rappresentata come oggetto di piacere, trofeo tribale, non importa se sia giovanissima o anziana: «state buoni, a queste donne alzo minigonne»; «me la ch**vo di brutto mentre legge Nietzche; lo prende con filosofia» [brano «Arkham»]; «stupro mia nonna dentro un bosco»; «ci scop**mo Giusy Ferreri [la cantante ndr]»; «lo sai che fott**mo Greta Menchi [una influencer, ndr]; «lo sai voglio fot**re con la Canalis [la conduttrice ndr]»; «queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fot**no con Junior Cally» [brano «#Regola1»]; quest'ultimo passaggio è particolarmente problematico poiché le Lelly Kelly sono scarpe da bambina [cf genius.com] ed il cantante dice di avere rapporti intimi con chi le porta, mentre nasconde il viso sotto una maschera che impedisce di riconoscerlo. Altre frasi appartengono al repertorio del body shaming [derisione del corpo], bollato come pratica bullistica nei corsi di formazione che si fanno nelle scuole: «questa tipa, una balena» per indicare una ragazza considerata sostanza» [cfr genius.com], come se il valore di una donna si misurasse in base alle sue misure. In tutta questa vicenda, il problema non è quello che Junior Cally canterà su quel palco. Il problema è che, mentre canta la sua canzone al Festival, in contemporanea inneggia a quanto ho sopra descritto negli smartphones di ragazzini e bambini. Il problema è che, nel pieno della rivoluzione multimediale, occorre capire che non è più possibile distinguere e separare il flusso continuo di informazioni che la Rete offre con quanto si trasmette in Tv, perché il tempo in cui viviamo è compresso in un presente infinito dove «tutto è», sempre e contemporaneamente: la canzone-cantabile al Festival così come le canzoni-non-cantabili al Festival. Il problema, infine, è il processo di normalizzazione di progetti come questo, che contribuisce ad abbassare costantemente la soglia critica di chi è chiamato ad educare le nuove generazioni. Vale per il Festival, vale per i Talent. Se una persona è famosa, non ci si chiede perché lo sia diventata, che cosa dica e cosa faccia, ma la si eleva misticamente al di sopra di ogni minimo dubbio, additando i critici come invidiosi e silenziandoli; è la mistica del successo, un meccanismo grazie al quale la persona famosa scende dal suo cielo per beneficiare, con la sua sola presenza, i meno fortunati, in una sorta di blasfema apparizione e successiva sparizione, tra sguardi ammirati, grida di gioia ed estasiati cori di ringraziamento, in un clima di sequestro emotivo ed intellettivo.

Credo che sia arrivato il tempo di interrompere questa normalizzazione e ricominciare a distinguere il bene dal male, il grano dal loglio, anzitutto per proteggere i più piccoli. Conseguentemente credo che gli inviti, come vengono fatti, così possano essere ritirati. Anche al Festival. Non come punizione, ma come cura medicinale per il bene comune.

Vogliamo, anzi, voglio sapere chi c'è dietro personaggi come questo ragazzo, dal nome Signore Angelo.

Articolo in parte tratto dal Blog di Marco Brusati.

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